Ferrara, reliquie sottratte dalla Cattedrale: ex Familia Christi a processo
Don Petroni accusato di appropriazione indebita e danneggiamento
Ferrara I reati e la vicenda penale che vede imputato un parroco sono abbastanza semplici: essersi appropriato di cose che aveva in custodia e averne danneggiato una parte. È la vicenda nel complesso che nasconde una sotto-trama forse più macchinosa e in grado di spiegare alcuni dei recenti eventi che hanno interessato la Chiesa ferrarese (e non solo) e alla vicenda della fraternità sacerdotale Familia Christi. Martedì don Riccardo Petroni, ex parroco della basilica di Santa Maria in Vado, era a giudizio (in udienza predibattimentale) per la doppia accusa di essersi appropriato di 41 reliquie custodite in alcuni armadi chiusi nella Cattedrale di Ferrara e di cui era custode e di averne danneggiate otto tra quelle restituite. Al processi si arriva dopo la denuncia sporta nel 2019 da don Ivano Casaroli, all’epoca arciprete della Cattedrale e presidente del Capitolo della Cattedrale.
Dall’indagine dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, con il coordinamento del vpo Alessandro Rossetti, è emerso che Petroni avesse portato proprio a Santa Maria in Vado una serie di reliquie presenti in Cattedrale, senza avvisare nessuno, pare con la scusa di farle restaurare, per poi restituirle a maggio e a giugno del 2019, consegnandole all’interno di sacchi di plastica. Da una verifica successiva è emerso che alcune fossero danneggiate.
L’udienza è stata aggiornata a maggio per permettere alla procura di specificare meglio la data dei fatti. Il Capitolato della Cattedrale si è nel frattempo costituito parte civile, assistito dagli avvocati Riccardo Caniato, Tiziano Tagliani e Filippo Maggi, rivendicando «l’ingente danno di naturale patrimoniale conseguente alle ipotesi di reato al vaglio del giudice». Il processo è ripartito dopo che già due anni fa era approdato alla fase dibattimentale ma il giudice aveva ravvisato un profilo di nullità del capo di imputazione con riferimento all’elenco delle reliquie danneggiate.
Fin qui la parte penale. Ci sono poi le coincidenze storiche. Lo scoppio della vicenda si accavalla infatti con la sorte della fraternità sacerdotale Familia Christi, fondata nel 2014 dall’allora arcivescovo di Ferrara Luigi Negri e guidata proprio da Petroni, che aveva assunto la cura pastorale di Santa Maria in Vado. Nel 2018 era stata commissariata dal Vaticano aveva mandato a Ferrara il gesuita Daniele Libanori, vescovo ausiliare di Roma, per verificare elementi di criticità emersi. A fine giugno 2019 – in coincidenza con le restituzioni delle reliquie – era stata disposta la chiusura del noviziato e a inizio di quel mese la Congregazione delle cause dei santi aveva revocato a don Petroni l’ufficio di postulatore per le cause dei santi. A inizio 2020 Papa Francesco aveva confermato la decisione della Congregazione per la Dottrina della Fede di soppressione della Familia Christi perché «non assicurava una formazione adeguata e una sana gestione». Petroni fu oggetto l’anno scorso di alcune inchieste giornalistiche, una del giornale cattolico La Nuova Bussola Quotidiana, perché insieme ad altri ex Familia Christi si era insediato in un eremo a Viterbo con dei seguaci di monsignor Carlo Maria Viganò, uno dei grandi oppositori di Papa Francesco e che a luglio del 2024 è stato scomunicato per scisma.