Barbascura X da YouTube ai teatri, anche a Ferrara: “Nati dal caso, ma che viaggio”
Attraverso comicità e ironia il divulgatore trasmette anche i temi più ostici. Studio e passione sono alla base: “Prima di spiegare devi capire”
Ferrara Il 18 febbraio al Teatro Comunale, sold out per l’occasione, si è tenuto lo spettacolo “Sono qui per Caos” di Barbascura X, divulgatore scientifico, scrittore, youtuber e conduttore televisivo italiano. Laureato in chimica, ha svolto sia la professione di chimico sia quella di ricercatore in diversi Paesi d’Europa. Con lo pseudonimo di Barbascura X (ha voluto lasciare privata la sua identità), nel 2014 ha aperto il suo canale Youtube più noto e da allora è iniziata la sua fama sui social media. Il suo approccio alla divulgazione è un mix di comicità, satira e ironia supportati da dati scientifici reali. Peraltro, non manca una certa dose di serietà e preoccupazione per i temi trattati. L’abbiamo incontrato per conoscerlo meglio.
Barbascura X, dove trova tutta questa energia? «Ah non lo so, sono iperattivo e poi ho un sacco di idee e voglio fare un sacco di cose, quindi provo a farle sostanzialmente».
Il suo pubblico è molto vasto ed eterogeneo, affronta argomenti seri e di peso. Quando ha pensato di proporli in chiave satirica? «L’idea di fare satira scientifica è nata per caso, mi stavo divertendo. In quel periodo facevo ricerca, studiavo chimica, e quindi quando tornavo a casa volevo distrarmi e ho aperto un canale Youtube per divertirmi. Non volevo minimamente parlare di scienza. Poi un giorno, penso nel 2018, mi è venuto il desiderio di insultare i panda, quindi mi sono scaricato un “sacco” di articoli scientifici, ho sfruttato le mie competenze nel reperire le informazioni per una più nobile causa».
Pensa che la componente dell’ironia desti maggiore interesse da parte del pubblico? «Ho visto che questa cosa piaceva al pubblico, anche se inizialmente non tantissimo, e non era quello che io facevo in genere. Però era piaciuto principalmente a me, poi “pian piano” anche agli altri e quindi mi sono ho detto “è fighissimo voglio continuare a fare questa cosa”. Non c’è stato uno scopo di fondo, quello di dire “io voglio che la gente impari qualcosa”, era una cosa del tipo “voglio intrattenere le persone mentre gli racconto cose che dovrebbero sapere”».
Da dove è scaturita l’idea di dare voce al personaggio dell’Evoluzione, onnipresente nella sua rubrica “Scienza brutta”? «È tutto nato in corsa, in divenire, così spontaneamente ed anche quella dell’Evoluzione è stata un’idea improvvisa, non è che ci ho pensato tanto! In quel momento avevo bisogno di qualcuno che interpretasse l’Evoluzione per fare una scenetta e circolava un meme, mi sembra si chiamasse “Peek” di un cartone della Dingo Pictures e allora mi sono detto “proviamo!”. Poi è diventato un personaggio fisso, involontariamente come tutte le cose...».
Dopo “Amore Bestiale”, quando è nata l’idea del suo nuovo spettacolo “Sono qui per Caos”? «È tutto nato da un discorso, un ragionamento, che ho fatto spesso a degli amici. Ho visto, tanto per iniziare, che erano molto incuriositi da come funzionasse l’evoluzione. Non riuscivano a capacitarsi di come gli animali e le piante avessero selezionato determinati tratti, oppure se si rendessero o meno conto di quello che erano, di quello che sapevano fare o se semplicemente lo erano e basta».
Da questo punto si è sviluppato tutto un discorso esistenzialista sul chi siamo, dove siamo, se siamo davvero così importanti come crediamo di essere. «Poi pian piano il discorso si è costruito e un bel giorno ho detto “vabbè facciamoci lo spettacolo!”» .
Teatro e contatto con il pubblico, sono importanti queste esperienze? «Bellissime, più che importanti, sono bellissime! Per me è incredibile vedere che le persone recepiscono messaggi, o imparano un molte cose, ma soprattutto vedere che si divertono, si intrattengono e vengono ad occupare un posto come il teatro, che diciamo stava venendo un pochino abbandonato, ma che grazie a queste attività si riesce a spingere le persone a ripopolarlo, mi inorgoglisce, è inutile nasconderlo».
Quali strategie, secondo lei, possiamo attuare per salvaguardare il territorio, la biodiversità e gli animali? «Beh bisogna conoscere per capire come agire. Quindi la cosa fondamentale è, tanto per iniziare: se vuoi raccontare quale è il problema tu stesso devi studiarlo tantissimo, capirlo a fondo e quando lo hai capito molto bene, puoi e riesci a spiegarlo anche in modo molto semplice agli altri. Le cose si complicano quando non hai capito nemmeno tu benissimo e quindi devi spiegare una cosa, che già non hai capito, a persone che ne capiscono ancora meno, ed è un disastro. Quindi prima devi fare l’argomento tuo e poi devi comunicarlo alle persone».
Quali comportamenti in questo ambito cerca di trasmettere? «Sicuramente la consapevolezza è alla base della preservazione anche del territorio».
Ha senso per lei il connubio tra scienza e filosofia visto l’argomento del suo spettacolo? È voluto il gioco di parole caos – caso? «Il gioco di parole nel titolo dello spettacolo è volutissimo e il rapporto tra scienza e filosofia è alla base dello spettacolo stesso. È anche il messaggio di fondo che non voglio spoilerare qui così altrimenti ci roviniamo tutto il gusto! Però insomma il punto è che a noi piace raccontare la nostra storia come protagonisti e metterci un pochino al centro dell’Universo, sentirci superiori al resto della natura e soprattutto una sorta di “miracolati speciali” che dovevano essere qui perché era l’Universo stesso che lo voleva. In realtà quando studi un pochino i processi evolutivi capisci tutta la casualità che ha mosso l’Universo, anche semplicemente per come sono nati gli atomi, assolutamente per caso, senza che ci fosse un grande disegno, e ciò ridimensiona il nostro posto nell’Universo e ci aiuta anche a goderci di più questo viaggio».
Una candidatura al Premio Nobel? «Di recente a una data di Torino un ragazzo mi ha fatto un bellissimo regalo; ha fatto firmare, con firme rigorosamente false, un documento in cui sono ufficialmente candidato al Premio Nobel. È un documento che non ha alcun valore però per me vale, perché tanto chi si candida a Premio Nobel sta dicendo una cavolata, quindi tanto vale che sfruttiamo questa cosa e così posso andare in giro anche io a dire che sono un candidato Premio Nobel adesso. Quindi sì, ufficialmente sono candidato e non posso lamentarmi!».