Ferrara, dall’amicizia in chat alla violenza: 29enne a processo
L’abuso raccontato dalla persona offesa nel processo
Ferrara «Abbiamo mangiato un piatto di pasta insieme, poi è nata questa attrazione, lo abbiamo fatto. Non mi è piaciuto e non volevo rifarlo. Poi ha ripreso a baciarmi e toccarmi, gli ho detto che non volevo e ho provato a scacciarlo anche con le mani, ma lui tornava sempre». Poi «mi è salito sopra e mi ha bloccato i polsi», arrivando a un secondo rapporto sessuale, questo non consenziente. «Per paura che potesse reagire o diventare violento ho lasciato fare».
È un sunto del racconto fatto ieri mattina in tribunale da una ragazza che sarebbe stata violentata da un uomo di 29 anni, oggi a processo per violenza sessuale. Una vicenda avvenuta tra l’1 e il 2 giugno del 2021, quando la ragazza, una ventenne che vive in un’altra regione, si è recata a Ferrara per incontrare il ragazzo, con il quale aveva intrapreso un rapporto di amicizia nato in chat.
Era la prima volta che si vedevano. Lei ha spiegato che aveva deciso di incontrarlo perché «mi piace viaggiare e ho conosciuto tanta gente e se voglio bene a qualcuno ci tengo a vederlo e a incontrarlo».
La ragazza ha spiegato di non aver urlato o chiesto aiuto per paura e di non essere andata via subito, ma solo alle prime ore del mattino del giorno successivo, perché non sapeva dove andare e non c’erano mezzi pubblici a quell’ora. Solo dopo si è decisa a denunciare la violenza ai carabinieri, non prima di aver esternato il suo malessere al ragazzo, mandandogli degli audio in chat.
Nella precedente udienza l’imputato aveva negato di aver costretto la ragazza e ieri è apparso innervosito al punto da decidersi di allontanarsi dall’aula per alcuni minuti. Il suo difensore ha provato anche a introdurre alcune “prove” relative alla vita sessuale della persona offesa, trovando la risoluta opposizione della pm Barbara Cavallo, e un provvedimento negativo del tribunale che con la presidente del collegio, la giudice Piera Tassoni, ha ribadito con una certa forza all’avvocato che il tema, in questi casi, è quello del consenso prestato o meno dalla donna e non la sua condotta di vita. E, in effetti, anche nel corso dell’esame della persona offesa, che non si è costituita parte civile, è emerso il problema di capire se l’imputato avesse o meno colto i segnali di diniego.
Prossima udienza il 9 luglio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA