Porto Garibaldi, donne picchiate dallo stesso uomo unite per la salvezza
Scopre che il compagno ha un’altra. Le due donne si sono incontrate: «Botte anche a me, l’ho portata in ospedale»
Porto Garibaldi Due donne che scoprono di avere una relazione con la stessa persona, una che aiuta l’altra ad andare in ospedale dopo le botte, e la scoperta di essere accomunate da qualcosa: entrambe avevano subìto i soprusi da parte di quell’uomo. È a processo con l’accusa di maltrattamenti familiari e lesioni personali un modenese di 32 anni per cui ieri, in tribunale, si è tenuta un’udienza in cui si sono alternati diversi testimoni. Presunta vittima di questa vicenda, che si è costituita parte civile, una 33enne la cui madre ieri è stata ascoltata in aula: la giovane donna, secondo quanto ricostruito, avrebbe ricevuto botte e minacce dall’ex anche mentre era incinta. Poi, la fine dell’incubo dopo l’episodio culmine, la corsa in ospedale con la madre, stanca di vedere la figlia in lacrime, e "l’altra donna" che aveva una relazione con il suo compagno. Le due adesso sono amiche, unite dallo stesso destino. Ora l’ultima parola spetterà alla giustizia, che dovrà fare luce su questa vicenda. I fatti si sono verificati tra il 2022 e il 2023, tra Modena e Ferrara, per la precisione a Porto Garibaldi, dove il 32enne aveva una casa e dove per qualche tempo ha vissuto insieme alla ex.
«Nel messaggio del 25 dicembre 2022 - così la madre della presunta vittima - lei mi ha scritto che sarebbe venuta a Modena e non avrebbe detto niente a lui. Poi mi ha detto che era a letto da sola e stava piangendo perché stava ripensando a quando lui le aveva messo le mani addosso. Mi ha detto: "Ora ti mando le foto. Mi ha morso le labbra, mi ha dato tanti schiaffi e pugni sulla coscia. Ho paura perché minaccia di uccidermi"». La donna ha continuato: «Quel giorno lei era a Porto Garibaldi, le dissi: "Stai calma, fai finta di niente, poi domani puoi venire a Modena"». La donna ha parlato anche delle presunte motivazioni per cui il 32enne andava in escandescenze: «La picchiava perché non gli dava i soldi. Lei prima di rimanere incinta lavorava e aveva messo qualcosa da parte». Poi la 33enne ha scoperto alcuni messaggi sul cellulare del compagno: «Ho voluto vederci chiaro, così ho contattato l’altra donna». Lui, però, questo è sempre il racconto della presunta vittima, avrebbe a quel punto reagito: «Mi ha picchiata. Poi noi ci siamo incontrate, lei mi ha vista con i lividi e insieme a mia madre mi ha portata in ospedale». «Ho detto basta. L’ho portata in ospedale per lei e per mio nipote, un angioletto che doveva ancora nascere», ha detto la mamma. Ieri in aula c’era anche l’altra donna, diventata amica della presunta vittima: «Picchiava anche me - ha detto - Adesso siamo qui perché sia fatta giustizia».