La Nuova Ferrara

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Comacchio, la trisnipote di Tomaso Samaritani racconta il “caso Faccani”

Davide Bonesi
Comacchio, la trisnipote di Tomaso Samaritani racconta il “caso Faccani”

L’omicidio di una guardia valliva nel libro di Cinzia. Giovedì la presentazione

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Comacchio Le cose cambiano, eccome se cambiano. Pensiamo a Tomaso Samaritani, detto “Tomason” o “Al Vilàn”. Quest’ultimo soprannome è anche il titolo che la trisnipote Cinzia Samaritani ha dedicato alla sua storia. E, attenzione, l’accezione “vilàn” sta per il fatto che fu il primo comacchiese a trasferirsi all’allora “La Funtana”, oggi la popolosa frazione comacchiese di San Giuseppe, dunque per gli altri comacchiesi era uno straniero. Tomaso Samaritani nel 1912 finì al centro di una intricata vicenda, l’omicidio di Demetrio Faccani, detto “Il Romagnolo”. Omicidio per il quale Tomaso Samaritani fu ritenuto l’unico colpevole e dunque incarcerato, liberato diversi anni dopo per una grazia. Ma torniamo a Cinzia, laureata nel 2021 in Scienze giuridiche e criminologia ha scritto una tesi sul celebre “caso Faccani”. Volume suddiviso in due parti, la prima sulla vicenda raccontata in una versione romanzata (si consideri che le carte del processo andarono bruciate nell’incendio del Tribunale di Ferrara del 1945) , la seconda più giuridica grazie al noto professore Francesco Fortuna, che ha seguito l’autrice durante la tesi.
Del “caso Faccani” è uscito anche il libro di Per Luigi Bosi, medico di Ferrara, intitolato “Dove finisce il cielo”, edito da Este Edition nel 2013. L’omicidio di Faccani coinvolse a quel tempo l’opinione pubblica nazionale: a lungo se ne occupò la stampa e sulla vicenda venne fatta pure un’interpellanza parlamentare. Al centro il linciaggio di una giovane guardia valliva, Demetrio Faccani detto “Il Romagnolo”, a opera della popolazione esasperata, a cui fecero seguito altri gravissimi fatti di sangue d’inaudita violenza. Eventi che destarono sconcerto nell’intero Paese, anche se avvenuti nella lontana Comacchio, dove la miseria regnava sovrana.
«Questo libro è dedicato a mio nonno Antonio “Loris” Samaritani, che fu nel campo di concentramento a Dortmund e tra i pionieri dei Lidi come elettricista, a mia zia Gina Bonazza memoria storica dei Lidi, a mio papà Giovanni “Vanni” Samaritani e a mio marito Luca Gorda che mi sopporta». Parte da qui l’autrice, perché questa è in fondo una storia di famiglia, seppure romanzata aggiungendo agli elementi di cronaca recuperati le informazioni avute nel corso degli anni dai suoi parenti, a partire dal nonno. «Faccani era un romagnolo, venne a lavorare a Comacchio, era una guardia valliva. Pare che tutto nasca da un caso di furto di anguille: questo Faccani non era molto amato ed è stato lasciato morto dopo una lunga violenza in piazza a Comacchio. La colpa fu data al mio trisnonno, forse per ragioni politiche perché era componente del nascente Partito socialista. Pensate che al processo fu chiamato un interprete perché parlava solo comacchiese al processo. Ottenuta dopo anni la grazia una volta a casa non proferì parola fino alla morte. Ma mio nonno Loris raccontava che parlava sempre con lui e gli altri bambini. Gli autori furono sicuramente tanti, ma fu condannata una sola persona. Certo, è una storia che si presta a diverse interpretazioni, nessuno saprà mai se fu lui l’omicida, negli anni sono circolate tante versioni dei fatti». Il libro esce giovedì in tiratura limitata e proprio giovedì alle 16.30 viene presentato alla biblioteca Muratori in via Agatopisto con rinfresco finale.